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SCRIVERE TEATRO. MORAVIA DRAMMATURGO

14/12/2017

14 dicembre ore 19

Letture di Vittorio Viviani, attore - Introduzione e analisi di Eugenio Murrali, giornalista

Scrivere teatro. Moravia drammaturgo, un incontro-performance, un appuntamento speciale a Casa Moravia, prima della pausa natalizia. Letture da Dialogo tra Amleto e il principe di Danimarca (1928); Il teatro comico (1934); La tragedia (1935); Dialogo tra Gertrude e la Signora Stein (1984).


[…] "Fin da ragazzo ho avuto l'ambizione di scrivere teatro, e non romanzi. Le mie letture preferite, a 13-14 anni, erano Shakespeare, Molière, Goldoni. Naturalmente divoravo anche i greci, i massimi teatranti esistiti. Lo penso ancora adesso. Drammi come l'Antigone o come l'Edipo re sono insuperabili. Però, a un certo punto scelsi il romanzo: mi piaceva raccontare. Anzi, mi venne l'idea di fondere la tecnica del romanzo con la tecnica teatrale, e da qui è nato "Gli indifferenti". Tutti ne hanno parlato come di una critica alla borghesia. Non è vero. Non pensavo alla borghesia. Lavoravo col materiale disponibile. Le mie idee erano letterarie, non sociologiche". Questa chiave teatrale ha influito anche in seguito? "Sì, assolutamente. Se si analizza meglio, i miei circa quindici romanzi poggiano su uno schema teatrale. Mi spiego: non esiste quello che si può definire il romanzo "proliferante" con annessi, connessi, cognati, agnati, parenti, società, eccetera. Finiscono sempre per restare quattro o cinque personaggi. Sono drammi mascherati da romanzi. E l'impianto rispetta le regole classiche, le unità aristoteliche. Tutto dipende da una mia convinzione: il teatro è luogo religioso per eccellenza dove si parla dei problemi del mondo. Invece il romanzo, l'ho detto e lo ripeto, è nato nelle stalle: racconta i fattacci, i fattarelli, la vita quotidiana, gli intrighi, le cose intime. Il teatro ha una dignità ben altrimenti alta, al punto che, se morisse, certe cose non si potrebbero più dire. E purtroppo temo che il teatro non sopravviverà". […]

da un’intervista di Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica 20 novembre 1984
 

[Ingresso libero fino a esaurimento posti]

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